Alessandro Rivola "Capitan America " 1996 photographic emulsion on wall cm. 400x300
Courtesy Depot Gallery, Bologna, Italy

 

capitan america

di Vittoria Coen

In questo lavoro Alessandro Rivola si appropria per un momento di un'immagine legata alla sfera del fumetto e la fa sua, proponendola in un contesto artistico "tipico", la tela, come un enblema, un simbolo di comunicazione immediata. Il protagonista è l'eroe a tutto tondo, il potere e la potenza uniti nell'abbraccio dell'azione, delle mille avventure che sembra non abbiano mai fine. L'eroe è visto come una figura complessa, extratemporale eppure in fondo legato al proprio tempo e alla mano che lo crea e lo controlla; l'artista arricchisce l'interpretazione, estrapola il personaggio dal suo contesto abituale per portarlo sul tavolo dell'intervento, per "sezionarlo" e presentarne le parti davanti ai nostri occhi. Sì, perchè il fumetto è come il corpo, è come una pagina di storia che racconta un paese, che fa parlare un segno in modo da fargli dire molte più cose di quelle che sono state predisposte sul canovaccio. La tela è come un nuovo canovaccio,: è un'ipotesi per una nuova comprensione.

A queste forme di "cleptomania" Alessandro Rivola non è nuovo. Così in una recente installazione realizzata allo Studio Cavalieri di Bologna, l'artista si era rappresentato immortalato su barattoli di pomodoro che venivano collocati come se fossero sugli scaffali di un supermercato.

Nel suo lavoro spesso compare il riferimento al sociale, alla condizione umana, Al disagio attuale. Il mezzo, la tecnica, possono cambiare: fotografia, pittura, istallazione, appunto, tutto deve essere funzionale all'idea. I movimenti devono essere liberi, nella totale libertà di espressione. Anche la musica riflette questo desiderio di rendere il più possibile immediata la comprensione e, di quando in quando, Rivola se ne serve, come supporto per un video, o come semplice espressione della creatività. Certamente siamo di fronte ad un tipo di ricerca eclettica, intellettualmete spregiudicata, poco incline all'eccesso di intospezione, piuttosto proiettata all'esterno.

Rivola eclettico lo è da sempre, animato come è dal desiderio di esprimere le urgenze del nostro tempo. Pensiamo, ad esempio, a quelli che egli classifica come "schiacciamenti", una serie di volti anonimi e non, "schiacciati", appunto, contro un vetro e fotografati per poi essere riportati su una tela in ingrandimenti "monumentali" (due metri per tre). Essi sono l'emblema della incomunicabilità, della difficoltà ad uscire dal ghetto delle convenzioni sociali, delle imposizioni esterne. Per non parlare del video sui "polli d'allevamento" ("Polli", dal lavoro "sottovetro"), realizzato in collaborazione con Roberto Freak Antoni.

Anche la fotografia fa parte dei media dell'espressione artistica, ed anche se Rivola se ne serve per la maggio parte dei lavori non è certamente l'unica tecnica dalui utilizzata. E' come se, infatti, di volta in volta, egli pensasse al linguaggio più appropriato e sintetico per la trasmissione delle sue idee. Calata nel contesto dell'arte la fotografia cambia aspetto, si stravolge, si altera, viene volutamente manipolata con contaminazioni diverse, producendo effetti spiazzanti.