



EMERGENZE
di Roberto Daolio
Una delle attuali condizioni dello stato dell'arte che con maggior forza incide nella dimensione aperta e volubile della realtà e dei riflessi concreti filtrati dai media, comprende il consapevole uso autonomo della fotografia e dei suoi apparati "tecnici" e concettuali.
Dopo l'estremo sviluppo di una sorta di attitudine al basso livello ed alla minima resa effettuale per consentire il fluire indisturbato dell'idea e per sottrarsi alla subalternità della pura rappresentazione, ora si rinvigorisce il principio dell'immagine globale. Non solo si assottiglia il divario o la distanza tra il dentro e il fuori, tra l'immagine e l'oggetto, ma l'una e l'altro si attraversano, si con-fondono ed ostentano l'ibridazione.
La prevalenza media e costante di un rapporto indifferenziato tra reale e reale da codificare sul momento, astenendosi dal ritmo sequenziale, produce e stabilisce contiguitˆ provvisorie ed intrecci singolari. Fino a giungere alle dilaganti "emergenze" di Alessandro Rivola; estese ad inglobare lo spazio dell'ambiente e la stessa superficie del muro e della parete come supporto estremo dell'immagine ripresa e selezionata altrove. Ma qui riportata e lasciata emergere dal vuoto come una apparizione controllata e destinata a dissolversi, luce nella luce. L'ibridazione provvisoria e per certi aspetti effimera condensa l'attenzione a fondere corpi e figure, simulacri, e reperti iconici.
L' evocazione o la dichiarata trasmigrazione del doppio in una singolarità eccentrica o simmetrica tende a solidificarsi (sempre con lo stesso processo) in frammenti o particolari oggettuali, per un insieme complesso e pronto a rivivere come presenza e come traccia. In realtà il recupero di una fisicità sconnessa che appartiene ai corpi e alle cose, attraverso la rapidità di sostituzione dei feticci del quotidiano, rivela l'emergenza di una soglia di attenzione da non abbassare ma da rendere "oggettiva" e fluttuante.