Alessandro Rivola "seduto" 1994 frames from video
courtesy: Anna Carretta Gallery 4,5 x 4,5 Parma, Italy
 
seduto

di Claudio Marra

E' chiaramente sotto gli occhi di tutti l'esistenza di un particolare feeling emozionale tra gli artisti generazionalmente legati a questi anni novanta e quelli invece attivi un paio di decenni fa. I margini cronologici non vanno evidentemente assuntiin maniera drastica ed assoluta, ma solo come riferimento tattico utile al rilievo di un'innegabile concordanza negli sviluppi di poetica. Parlare comunque di feeling non significa certo farsi sostenitori di un appiattimento schematico e frettoloso, visto che, come avremo modo di sottolineare fra poco, le differenze in effetti ci sono e le assonanze riguardano più che altro un'operatività profonda, un'emozionalità d'intenti rivolta alle pratiche e ai riferimenti culturali, non certo un ricalco ottuso e privo d'inventiva di cose già date. Evitati allora i rischi connessi ad una sistematica troppo rigida, si può cominciare a sottolineare, per questi nostri anni, un felice recupero di quella che, proprio nel decennio settanta, era stata definita "operatività estetica", vale a dire una tensione di ricerca non concentrata sul dominio assoluto sull'opera-manufatto, ma al contrario aperta al coinvolgimento dell'abiente e della fisicità dell'operatore. Lo stesso ricorso a taluni strumenti tecnologici fino ad allora sostanzialmente estranei alla tradizione artistica, si dimostrava ricco di fascino e d'interesse, più che per una laboratoriale sperimentazione sui linguaggi, proprio per la possibilità che certi mezzi offrivano rispetto ad un'espansione dei significati connessi al fare arte.

Non per banale circostanza è stato giusto indugiare su certi percorsi dalle trascorse vicende artistiche, visto che fin dalle prime uscite il lavoro di Alessandro Rivola si è in effetti mostrato perfettamente a registro con le dinamiche fin qui tratteggiate. Già dagli esordi si può ricordare che il suo ricorrere a mezzi fotografici ha subito imboccato direzioni ambientali ed extra-oggettuali, proponendo affascinanti interventi, a grandi dimensionidirettamente su parete. La non comune perizia tecnica necessaria alla realizzazione di queste immagini ha senz'altro costituito per Rivola un modo per sottolineare il proprio scarto rispetto alle ricerche anni settanta. Allora infatti, l'estasi della novità generata dall'uso di strumenti tecnologici, portava gli artisti a trascurare ogni possibile sviluppo della qualità linguistica, in favore di un intervento, per così dire, militante, tutto teso alla restituzione straniata di cose, persone, ambienti, situazioni. Oggi, al contrario, c'è evidentemente spazio per entrambi i piani d'espressione, uno non esclude l'altro, la qualità di scrittura può e deve fiancheggiare a pieno titolo l'esercizio concettuale del mezzo.

Anche nell'occasione di quest'ultimo lavoro Rivola dimostra pienamente la propria voglia di rimanere in sintonia con le poetiche della precedente generazione. La scelta è questa volta caduta su di un'auto-performance sviluppata nel recupero e conseguente riscatto di situazioni minimali legate allo star seduti su di una sedia.

L'abbandono momentaneo della stampa su muro ed il conseguente ritorno al più tradizionale supporto cartaceo, esibiti per l'occasione, non penalizzano comunque la componente qualitativa precedentemente richiamata. Rivola infatti, pur attratto dalla possibiltà concettuale di mantenere gestualità altrimenti inafferrabili, non si mostra disposto a trascurare la componente formale, attraverso il ricorso a grandi formati di stampa, per lo più estranei alle pratiche artistiche degli anni settanta, allorchè i significati finivano quasi sempre per schiacciare al minimo i significanti. Un ulteriore motivo d'interesse è poi dato dalla compresenza, a fianco dell'immagine fissa fotografica, di quella temporale proposta dal video, quasi a ricordare che oggi la medialità può solo essere multipla e complessa. Anche qui insomma, esaurita l'estasi della novità tecnica legata alla specificità di ogni singolo mezzo, vale l'identità, de tutto contemporanea, relativa all'interattività strutturale dei vari strumenti, al loro fare sistema lungo una rete di rapide ed agevoli connessioni, dove l'immagine trova, nell'altra immagine, la propria origineed insieme la propria prosecuzione.